Genitori in difficoltà, il difficile mestiere di crescere un figlio

Mario Mengheri - Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalista Livorno - Psicologo Per Genitori

Non c’è dubbio riguardo al fatto che il mestiere del genitore, nonostante sia il più antico e il più studiato, rimanga il più difficile.

Nei neogenitori si osserva con chiarezza un’inquietudine, spesso non suffragata dalla richiesta di aiuto, che li caratterizza prima di giungere ad acquisire almeno un po’ di consapevolezza del ruolo che compete loro riguardo ai figli.

Col passare degli anni, si ascoltano genitori sempre più rammaricati riguardo ai propri errori e figli sempre più superficiali e intolleranti nei confronti dei genitori che, in fin dei conti, hanno cercato di svolgere al meglio i ruoli che competono alla loro funzione genitoriale.

Un buon figlio sarà tale solo dopo aver capito che può perdonare i suoi genitori nonostante gli errori nell’educazione che, spesso, avvengono proprio per scarsa consapevolezza del significato da attribuire alla funzione genitoriale. Nessuno nasce “imparato”, nessuno ci insegna ad essere genitori sufficientemente buoni e, quando si impara sul campo, è sempre inevitabile commettere sbagli.

I figli, spesso, hanno la pretesa e l’arroganza che (anche a vent’anni) possano dire e fare quello che vogliono ai loro genitori.
Certo è che il rapporto genitori-figli deve essere bi-direzionale e non si può pensare, anche se ciò purtroppo avviene, che un figlio possa giungere a far soffrire un genitore per gli errori che questi ha commesso nell’età giovanile; soprattutto perché ha cercato, prima, di fare al meglio e, dopo, di recuperare per quanto gli era concesso.

Migliorare il dialogo genitori figli

I figli sono spesso troppo intransigenti, poco riconoscenti e svalorizzanti riguardo ai genitori, poco disponibili al recupero di una serena e comprensiva relazione con i loro cari, anche quando questi appaiono segnati dalla sofferenza e dal dispiacere per gli errori commessi loro malgrado negli anni che sono inesorabilmente passati.
E trovo che questo atteggiamento sia di frequente all’origine di profondi malesseri e sofferenze, laddove sarebbe forse sufficiente una maggiore disponibilità al dialogo, un’attitudine più accogliente, anche verso gli errori commessi e i torti subiti dagli uni e dagli altri per recuperare una maggiore consapevolezza dell’affetto.
Affetto che, comunque, è stato speso, viene speso e ancora può essere speso fra un figlio e il suo genitore. Non dobbiamo privarcene.

I genitori e i figli debbono fare di tutto per aprire la porta al dialogo: solo comprendendo (comprendendosi) si può riuscire ad accettare l’altro.

Dialogare significa fornire la possibilità di conoscersi e, di conseguenza, di riconoscersi

(Mengheri, 2001)

È opportuno riuscire a convincersi che la relazione tra figli e genitori è necessariamente gravida di rischi, di errori, di incomprensioni per entrambe le parti ma che il lasciare che queste storture sedimentino in noi, consentire loro di generare rancori, di smorzare affetti, è il danno più grave che possiamo arrecare alla nostra esistenza; è un cancro che mina le fondamenta del nostro benessere psicoaffettivo.

Durante il lavoro di psicologo nel mio studio di Livorno e con  l’Associazione Italiana per la Ricerca in Psicosomatica (A.I.R.P.) cerco di colmare questo gap culturale e sociale, attivando nelle persone che ho intorno processi salutogeni di Promozione della Salute.

 

Pubblicato in data: | Categoria Psicologia.

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