Essendo l'AIRP un'Agenzia Accreditata dalla Regione Toscana visto che a breve usciranno i Voucher Individuali nelle varie Province (Livorno, Pisa, Lucca, Pistoia, ...) PARTIRA' UN NUOVO PRIMO ANNO DI COUNSELING: Gli iscritti potranno fare domanda e, se rientrano, accedere ai Fondi Sociali Europei (FSE) Fine settimana dimostrativo: Sabato 7 ore 11.30-17.30; dom. 8 febbraio 10.30-17.00 presso "Il nuovo club" Livorno

Notizie flash

A ottobre 2010 partirà un nuovo Corso di Counseling ad approccio integrato. In questa edizione il corso è ancora più centrato sulla parte esperienziale, teatrale e sullo sviluppo della consapevolezza. Il Corso potrà essere rateizzabile in quote mensili.

 

Info: tel 0586.810332    sito internet www.airplivorno.com

Per conoscere i docenti dei corsi dell'agenzia di formazione accreditata e qualificata AIRP: X Convegno nazionale di Psicosomatica che si svolgerà a Livorno il 23-24 ottobre 2010 c/o il Museo di Storia naturale in via Roma 234. Per info: www.airplivorno.com

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NUOVA INTERVISTA DOTT. MENGHERI CORRIERE DI LIVORNO 05-02-09

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INTERVISTA A MARIO MENGHERI FATTA DAL CORRIERE DI LIVORNO 

Mario Mengheri, oltre ad essere psicoterapeuta e psicologo analista junghiano, è il presidente dell’Airp, l’Associazione italiana per lo studio e la ricerca in psicosomatica. Si è formato ed ha svolto la sua attività in qualità di ricercatore presso il Politecnico di Zurigo. Oltre che ricercatore è stato anche docente presso le Università di Milano, Pisa, Siena, Roma, Firenze. E’ docente del corso di perfezionamento in ‘Promozione della salute’ alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Siena. Ha all’attivo circa cento pubblicazioni che spaziano dalla psicologia generale alla psicologia del profondo. Il dottor Mengheri ha fondato a Livorno la scuola di formazione in ‘Counselor e promotore della salute’. In qualità di formatore lavora in numerose istituzioni toscane e, privatamente, a Livorno.

Tra poco inizierà il corso di Counseling ad approccio integrato promosso dall’Associazione Italiana per lo studio e la Ricerca in Psicosomatica (Airp) in convenzione con l’Università di Siena (Facoltà di Medicina e Chirurgia), corso di cui lei è il responsabile scientifico. Chi è, a grandi linee, il counselor? Quali sono le differenze principali tra psicologo e counselor?
“Il corso di counseling si pone l'obiettivo di preparare operatori che sappiano collocare la relazione di aiuto nella prospettiva della promozione del benessere e della salute. La funzione primaria del counselor risiede nelle capacità di ascolto attivo delle problematiche proposte dal cliente e nella loro riformulazione, in modo da mettere in contatto la persona con le proprie risorse interne positive: tutto ciò al fine di ristrutturare, se non risolvere, le proprie difficoltà. Questo è possibile grazie al raggiungimento di una maggiore consapevolezza riguardo al proprio ‘mondo interno’: chi siamo, che ruoli abbiamo, quali sono le nostre identità, e molto altro. Il counselor, come figura professionale, è conosciuto in America da sessant’anni, in Italia invece solo da diciotto. Psicologo e counselor sono due figure professionali che non si sovrappongono, ma si integrano. Mentre il primo interviene sulla patologia o sul disagio del paziente, utilizzando strumenti di osservazione, diagnosi e interventi di sostegno e consulenza che possono essere anche di ampio respiro, il counselor concentra il proprio intervento sul ‘qui ed ora’ di un disagio che il cliente avverte in determinate situazioni della propria esistenza. Gli incontri sono limitati nel tempo (venti o trenta al massimo), in quanto l’obiettivo del counselor è quello di lavorare esclusivamente sulla situazione contingente”.

Perché si dovrebbe chiedere aiuto ad un counselor?
“L’economia è cambiata. Ci sono meno soldi in giro e una figura che possa essere di supporto ad un basso costo ed in tempi relativamente rapidi coincide con le attuali e reali esigenze economiche. Il mondo attuale è sempre più frenetico, e si ha sempre meno tempo, spazio e denaro da dedicare a sé stessi: sostenere psicoterapie o percorsi psicologici di lunga durata diviene sempre più difficile. Il counselor è una valida ed attuale risorsa per coloro (singoli individui, coppie o gruppi) che hanno bisogno di un ascolto professionale, sia in ambito privato che in quello pubblico (ospedali, banche, aziende, enti pubblici, tribunali, comunità educative e di recupero)”.

Nei suoi libri analizza spesso il rapporto genitori-figli. Quali sono le regole principali per essere un buon genitore?
“Il genitore deve principalmente possedere la capacità di interagire con il proprio figlio nel momento in cui le emozioni diventano più intense. L’essenza dell’essere genitori consiste nell’esserci in un modo particolare, quando esserci conta davvero. Un buon genitore non deve scendere a compromessi col figlio (anche se questi ultimi servono a farlo crescere) divenendo un genitore permissivo, né porsi come genitore repressivo o autoritario, perché entrambi questi due stili educativi hanno lo stesso effetto deleterio. La cosiddetta ‘bizza’ o rigida presa di posizione del figlio altro non sono che tentativi di separarsi o rendersi autonomi dalle figure genitoriali. In questo senso, quei comportamenti devono essere, se non accolti, quanto meno capiti affinché non si esasperi la relazione. L’autonomia si raggiunge sempre mettendo in discussione la relazione con gli altri. Anche il dilagare di alcune patologie, quali ad esempio i disturbi del comportamento alimentare o le chiusure verso il mondo, altro non sono che manifestazioni e tentativi di ricerca di autonomia. Un primo passo verso la propria libertà consiste talvolta nell’omologarsi al comportamento del gruppo dei pari fino ad assumere anche sostanze psicoattive o atteggiamenti di imitazione (piercing o tatuaggi) che possono tranquillizzarci e illuderci di essere in comunione al gruppo sociale e più separati dai genitori: più vicini ad una nostra, al momento ipotetica, libertà. Sono passi da non sottovalutare: più che indicizzarli e mortificarli vanno tenuti in opportuno conto. Solo attraverso il dialogo e il confronto con i figli si può pensare di avvicinarsi a loro e migliorare la relazione”.
 Articolo apparso sul quotidiano "Il Corriere di Livorno"    

 

 

PSICOSOMATICA E DISTURBI ALLA SCHIENA 

La divaricazione delle diverse teorie in psicoanalisi rende a tutt’oggi difficile l’identificazione di un terreno comune. Ritengo comunque che diversità di posizioni, dibattiti e controversie siano utilissimi, quando comportano quella tensione di incertezza creativa allo scopo di non far violenza alla realtà psicologica e la ricerca di appigli certi nell’inesplorabile terreno della mente; ma è anche vero che da una parte possono facilmente degenerare nell’approssimazione, dall’altra se impediti o bloccati possono comportare eccessiva rigidità e dogmatismo.Del resto lo stesso percorso scientifico di Sigmund Freud è complesso e si modifica e si ristruttura nell’arco di tutta la sua vita per concludersi solo con la sua morte. E con lui e dopo di lui alcuni suoi stessi allievi, tra cui Carl Gustav Jung e Alfred Adler, dettero vita a nuovi modelli teorici autonomi. Che c’entra tutto questo con la schiena? Abbiate un po’ di pazienza!Dopo aver lavorato ed essermi confrontato con numerosi e validi psicoanalisti di fama nazionale e internazionale (Dora Maria Kalff, Gianfranco Tedeschi, Aldo Carotenuto) ho pensato di volgere lo sguardo anche verso coloro che, per vari motivi, non hanno avuto le possibilità (o il tempo) o la voglia di fare questi lunghi percorsi. Nasce in me il desiderio di avvicinarmi a qualcosa di meno prepotente e sovrastante non per questo meno affascinante e importante. Mi affaccio a qualcosa di valido ma più facilmente percorribile sia temporalmente che economicamente: sto parlano di un processo che si chiama Counseling e in particolare di un counselor che pensi e si dedichi al benessere!  Dunque per spiegarmi meglio il counselor è un operatore della relazione d’aiuto che si rivolge (anche) alla nostre parti sane, agli aspetti e agli agenti salutogeni più che patogeni (ma senza trascurare  quest’ultimi). L’ambiente più idoneo per formare questi professionisti? Il bosco, in riva al mare, vicini a un lago, in una palestra dove si cerca e crea benessere. Mi viene offerta la possibilità di lavorare in una palestra. Seleziono i nuovi corsisti. Scopro che tante persone cercano di unire la psicologia al benessere. La psicologia studia il comportamento dell’uomo. Io desidero studiarlo, avvicinarmi e confrontarmi ad esso attraverso la salute. Quella salute con cui noi tutti nasciamo e di cui, di solito, finché la possediamo, ne dimentichiamo il valore e ne trascuriamo l’importanza. Aiutato da molti professionisti e colleghi è approdata già da due anni, proprio a il Nuovo club, una Scuola di formazione per Counselor che guarda, con un occhio di riguardo, il recupero della salute.La vita moderna ci bombarda con continue e ripetute stimolazioni stressanti. Ed ecco che accumuliamo tensione, ci irrigidiamo fisicamente e la nostra mente si “ingorga” di “cattivi pensieri”. Cosa possiamo fare? Quali sono le formule che consentono di eliminare questo stato di malessere? Come recuperare il malessere? Parlare con questi disagi, dialogare con la schiena o qualsiasi altra parte del corpo sia colpita è il rimedio più opportuno. Un esempio semplice può essere l’entrare in contatto con la rabbia che si localizza nei muscoli che sostengono e contengono le vertebre. Il dolore al collo e alla schiena, spesso, è un grido di rabbia per le sollecitazioni a cui siamo sottoposti. Questo può avvenire in ogni essere umano. A maggior ragione quando il soggetto è catapultato nella sua professione e ne sente la responsabilità. Questa chiama due tipi di contratture: una psichica, dove tutte le energie mentali sono costantemente mobilitate a risolvere i problemi e a gestire le relazioni interpersonali, e una fisica, conseguente della prima, perché l’intera muscolatura corporea vive uno stato perenne di difesa e attacco. Ma non è detto che i nostri muscoli più profondi, poco irrorarti, silenti, non capiscano ancor prima della mente: non c’è una gara tra corpo e mente (essendo un tutt’uno) e nessuno, a tutt’oggi, può dire con certezza che la mente parla prima del corpo! È utile non trascurare mai il verbale come è utile curare, appunto, anche il più piccolo dei nostri muscoli. L’emozione repressa, e non “scaricata” va, potremmo dire, a “fissarsi” nei muscoli che ne “portano il ricordo”, anche quando la fonte della tensione si è allontanata. Ecco uno dei motivi per cui risulta difficile rilassarsi pur essendo comodamente sdraiati sul proprio divano, o addirittura a letto. Bisogna, per rilassarci, “staccare” dai problemi vissuti nell’arco della giornata, rimuginarci sopra significa restare con loro. Occorre ricorrere a tecniche di rilassamento che detensionano i muscoli e portano la calma emozionale. Quindi prima cosa è entrare in contatto con il nostro corpo e percepirne lo stato di tensione e di contrattura. La seconda fase è imparare a lasciarsi andare, ad abbandonare la tensione e ad ammorbidire gradualmente ogni parte del nostro corpo. Ora, quando siamo un tutt’uno col nostro respiro, possiamo anche dormire.                                                                                                                     

                                                                                                                  Mario Mengheri   

 

 

 

 

 

A proposito (anche) di ipertensione 

Non accade di rado che un contadino vada dal dottore e non dal medico! Sente male “lì, nel corpo”; vuole sapere “che cosa è quel dolore”. Non domanda nemmeno cosa si debba fare per combatterlo, vuole sapere solamente ciò che significa. Il giovane dottore esamina il suo addome e tutti gli organi, però non trova niente. Egli non ha esperienza e quindi dice al contadino: “non c’è nulla”. E questi se ne va con un dubbio più profondo. In realtà egli ha ragione e il dottore torto: qualcosa c’è, il medico deve trovarne il nome e deve essere proprio quello giusto. Quando una cosa non ha ancora trovato il nome appropriato va errando per il mondo, irrequieta finché non lo trova. Come farà il contadino ha trovare che cosa gli fa male? In lui la spinta a sapere “che cosa fosse” era effettivamente più forte della spinta a liberarsi dal dolore. Questo è l’importante, ma il dottore non ha capito che cosa significa. Come a dire il contadino ha potuto fare una differenza che il dottore non ha del tutto compreso, e cioè che qualcosa può fare male sebbene non ci sia niente di “importante”. Ciò lo aveva già oscuramente sperimentato il contadino che si sente diversamente da come si sentirebbe se avesse un tumore o qualcosa di “importante”. È per tale ragione che la necessità di sapere era più forte della medicina e dei bisturi. Va da un secondo, un terzo medico e infine va a chiedere la stessa cosa ad un quarto, il quale, solo ascoltandolo, gli permette di dire, e scoprire, che sta litigando per un terreno che non vale i soldi che gli costa. E questo deriva da ragioni più profonde. Fin da piccolo era stato uno che vuole sempre aver ragione perché un padre severo non gli aveva dato alcuna possibilità di soffermarsi. In tal modo si era abituato ad una impotenza carica di rabbia, ma ora doveva dimostrare a se stesso che poteva essere anche lui il più forte; il suo avversario nella causa rappresenta anche lui suo padre e il terreno sua madre che il padre da sempre gli aveva sottratto. Questo quarto medico ha imparato a pensare in termini psicoterapeutici, direi meglio psicosomatici. Può non sembrare ma piano, piano, in punta di piedi, ci stiamo avvicinando all’ipertensione che altro non è che  l’aumento della pressione sanguigna dovuta a uno stato spastico delle arteriole, che provoca l’aumento della pressione arteriosa. Quando si parla di ipertensione arteriosa, le ipotesi causali che godono maggior successo sono la scorretta alimentazione e lo stress psico-evolutivo, ma non bisogna dimenticare che l’origine può essere sia organica che psicologica. In questo secondo caso sembra sia da condurre ad un’inibizione degli impulsi aggressivi. L’aggressività è la tendenza che può essere presente in ogni comportamento e in ogni fantasia volta all’etero- o all’autodistruzione, oppure all’autoaffermazione. Anche il rifiuto di nostre parti psichiche interne può spingerci all’autodistruzione. L’etimologia del termine deriva dal latino aggredior , che significa “cammino in avanti”. Vado in avanti comunque, a testa bassa o alta, ma vado in avanti. Non percepisco né vedo ostacoli sul mio percorso. Comunque sia “cammino in avanti”. Anche l’aumento di pressione può voler significare “andare in avanti” a tutti i costi. Per l’etologo K. Lorenz l’aggressività non è una dimensione distruttiva, ma una tendenza positiva, che spinge gli esseri viventi alla conservazione nelle forme della difesa del territorio, della ricerca della femmina, della lotta per procurarsi il cibo, che sono altrettante forme in cui il “cosiddetto male” -come Lorenz chiama l’aggressività- concorre alle modalità più diversificate di sopravvivenza.               Solitamente poco spazio viene riservato all’interrogarsi sul perché nasce uno stato di “non salute” o di malattia: sia essa incidente stradale, asma, mal di testa, depressione, allergia, epilessia, ipertensione, infarto, tumore,… Recuperare la storia che una malattia simbolizza, attraverso e con il corpo, significa per l’uomo poter influire sul suo decorso.Ogni malattia ha un suo significato che, spesso, non ci è dato comprendere. Ogni malattia è un linguaggio che esprime un dramma personale, il cui senso è peculiare non solo rispetto allo specifico organo o apparato in cui la malattia si manifesta, ma anche alle vicende del paziente ed alle caratteristiche del suo assetto interno. L’attacco aggressivo, infatti, che prevede una progettazione mentale, una modificazione del sistema neurovegetativo e un’attività muscolare, subirebbe un arresto nella seconda fase, dando luogo alla sindrome ipertensiva negli individui soggetti ad alterazioni vasomotorie.             La guarigione, poi, spesso avviene al di fuori dell’intelligenza della mente; non dipende necessariamente, secondo un processo di causa-effetto, dalla bravura del professionista che cura. Questi è solo un “attivatore” delle forze nascoste in ogni individuo, di quel “principio vitale” che armonizza ciascuno di noi con l’intero universo. Dobbiamo adoperarci per risvegliare la Salute che è presente in noi, che magari è lì che sonnecchia e non si “fa viva” per paura o timore di qualcosa o qualcuno, per paura di esistere un po’ di più. “Aiutati che Dio ti aiuta”, sentivo dire da bambino, e ancora, in altre forme, modalità, credenze, questa frase dobbiamo ripetercela per esistere un po’ di più e sempre meglio. Abbiamo, nel nostro patrimonio genetico, un principio generale, forze rigeneratrici capaci di fugare la malattia ma che, troppo spesso, trascuriamo. Se ci prendiamo cura di noi, se ci amiamo un po’ di più, in modo sano, anche con un sano egoismo, avviene allora di osservare che si dipanano episodi telepatici o miracolistici anche in altri che pensano positivo. Come se, quando stiamo meglio, l’universo danzasse in sintonia con noi. A volte basta davvero poco: sono stato quattro volte in palestra, naturalmente a “Il Nuovo club” di Livorno, con la prospettiva di continuare e, dal corpo, dalle spalle, dalle gambe, mi è sembrata uscire una nuova vitalità, una forza mia che stava sonnecchiando e aspettando di vivere o, se l’avessi trascurata, di morire con me. Vi sono atteggiamenti mentali, comportamenti che favoriscono l’autoguarigione, che rimettono in moto il nostro sistema immunitario, che attraverso i muscoli forniscono quei sali minerali indispensabili alle nostre ossa depauperate dal tempo, dalla stanchezza, dalle malattie. Si risveglia quella “coscienza innata” soffocata da quella cultura esclusiva del cervello, sovraffollato di pensieri; allora si risveglia l’intuito che ci porta vicini a quella “forza misteriosa”, che trascende lo spazio e il tempo, che si manifesta nei sogni, nelle immagini, nel corpo. Possiamo provare a concepire una nostra cellula che immagina, un organo che parla, una sintonia immaginifica in virtù della quale il corpo vibra, suona per se stesso. Un corpo con le sue fantasie. Ai nostri disagi, sempre, bisogna dare una risignificazione. Nella medicina e nell’attuale psicologia (e in psicosomatica) è sempre più presente la necessità di integrare procedimenti diagnostici e terapeutici opportunamente realizzati. Sarà così più facile la valorizzazione dei fattori, anche personologici, che contribuiscono a fare di ogni uomo, simile, un caso peculiare e diverso.

 

                                                                                       Mario Mengheri